"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

domenica 29 marzo 2015

Un libro: Elisabeth è scomparsa, di Emma Healey



Non l'ho letto proprio tutto di un fiato, perché il tempo per la lettura è poco, ma mi ha accompagnato costantemente per alcune settimane senza abbandonarmi, senza scomparire sepolto da qualche parte come tanti altri libri iniziati e non finiti, mi ha aspettato, ogni volta pronto ad essere ripreso, qualche capitolo ancora. E poi ieri, sabato, l'ho finito tutto d'un fiato.
L'ho letto nella versione originale inglese, ma poi ho comprato l'edizione italiana per il marito.

La voce narrante è quella di Maud, una vecchia signora ottantenne che sta perdendo la memoria. Spesso, sempre più spesso, non riconosce cose e persone intorno a sé. Dimentica ciò che ha fatto, detto o pensato solo pochi secondi prima. Le sue tasche sono piene di foglietti con appunti per ricordare cosa è successo, cosa ha fatto, cosa deve fare. Parole quasi sempre incomprensibili, perché la sua mente dimentica continuamente. Ma c'è un pensiero che ritorna, fisso, costante: la sua amica Elisabeth è scomparsa. E attorno a questo punto di riferimento ricorrente nel cerchio chiuso dei suoi pensieri ruota tutta la storia. 
E la storia sono due storie, perché al presente si alterna il passato, con il racconto di un'altra scomparsa, quella della sorella maggiore Sukey negli anni dell'immediato dopoguerra. 
I due piani temporali, passato e presente, si alternano dapprima rigidamente e quasi meccanicamente in ogni capitolo, poi in maniera più sfumata man mano che la malattia e la condizione mentale di Maud sembrano peggiorare. Ma è forse proprio questo peggioramento,  questa confusione crescente fra passato e presente, che porta la protagonista a rivivere nel presente, come in un transfert, la vicenda dolorosa della scomparsa della sorella, e a condurre alla soluzione finale del mistero. 

In tutto il libro il punto di vista di Maud non viene mai abbandonato, neanche nell'epilogo finale. Il mondo, i personaggi, tutto è filtrato dai suoi occhi, dai suoi pensieri,  dalla sua percezione impedita. Eppure tutto può essere raccontato. Anche grazie all'amore e all'affetto della figlia Helen e della nipote Katy che vivono con lei, il groviglio interiore di Maud non perde mai di senso e di dignità, e sono proprio il coraggio e la follia dell'amore che rendono possibile la comunicazione impossibile e la soluzione finale. 

Un libro toccante, pieno di sensibilità, tenerezza, umanità, ancora più sorprendente perché scritto da un'autrice appena ventottenne e alla sua opera prima.

Basta guardare Katy. Mi sembra assurdo avere una nipote con i "piercing", ma suppongo che gli altri adolescenti la considerino nella norma. Magari avrei i "piercing" anch'io se fossi giovane adesso. Si appoggia a uno scaffale di gonne a fiori, imitando la mia posa, mentre Helen resta perfettamente dritta nel bel mezzo del corridoio di linoleum, costringendo gli altri clienti a scansarla.
"Mamma, ti abbiamo fatto vedere un centinaio di pullover" dice. "Li hai scartati tutti. Non se n'è salvato neanche uno."
"Impossibile che fossero un centinaio." Helen mi irrita parecchio quando esagera così. "E laggiù? Da quella parte non abbiamo ancora controllato." Indico il lato opposto del reparto donna.
"Nonna, arriviamo proprio da lì."
Sì, ha ragione. Vero?
Katy si scosta dalle gonne e prende un pullover color crema da uno scaffale vicino. "Guarda, questo è carino. E' del colore giusto."
"E' a coste. Non va bene." Scuoto la testa. "Non capisco. Voglio solo un pullover con la scollatura tonda. Non un dolcevita, niente scollo a V. Caldo ma non troppo pesante."
Katy fa un sorrisetto alla madre prima di rivolgersi di nuovo a me. "Sì, e non deve essere troppo lungo ma neanche troppo corto..."
"Esatto. Metà dei maglioni non coprono nemmeno l'ombelico. E so che mi stai prendendo in giro, Katy" dico, anche se me ne sono accorta mentre stavo già rispondendo. "Ma non mi sembra di chiedere molto, no? Un pullover normale."
"Di un colore normale. Nero o blu scuro o beige o..."
"Grazie Katy. Ridi pure, ma non pretenderai che mi metta uno di questi colori assurdi? Talpa o magenta o foglia di tè o quel che è."
Non so trattenere un sorriso; mi piace essere punzecchiata. Elisabeth lo fa spesso. Mi fa sentire umana. Almeno qualcuno mi considera intelligente da riconoscere una battuta.
Mia nipote ride, Helen invece si mette le mani nei capelli guardando le schiere di vestiti. "Mamma, non capisci che è un'impresa impossibile trovare un pullover che abbia la lunghezza, lo spessore, il colore, lo scollo e Dio solo sa cos'altro esattamente come piace a te?"
"Non capisco perché. Da giovane riuscivo sempre a trovare il pullover giusto. C'era più scelta, a quel tempo."
"Cosa, durante il razionamento? Ne dubito."
"E invece sì. O almeno, si trovava sempre qualcuno che ti faceva quello che volevi. E Sukey mi portava un sacco di vestiti bellissimi."
Emma Healey, Elisabeth è scomparsa, 2014, Mondadori, pp. 39-40, trad. Manuela Faimali

2 commenti:

  1. L'avevo adocchiato quando è uscito, poi stavo leggendo altro e in effetti me ne sono dimenticata! Bella la tua recensione, decisamente invogliante ;)

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    1. Leggilo, io l'ho trovato bellissimo! E poi fammi sapere, naturalmente :)

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