"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra". "Includi nella tua scelta attuale l'integrità futura dell'uomo come oggetto della tua volontà". Hans Jonas, Il principio responsabilità

venerdì 30 dicembre 2011

Ho compilato il questionario per il censimento 2011

Ho rimandato per settimane e settimane la compilazione del questionario per il censimento 2011. Poco tempo, paura di dover affrontare un compito impegnativo e difficile, che avrebbe richiesto chissà quanto tempo e quante energie. Almeno stando alle informazioni provenienti dai media e alle polemiche dei primi giorni...
Ecco, ieri mi ci sono messa. Ben seduta, attenta, diligente, pronta a tutto.
Mezz'ora al massimo, lavorando con tutta la lentezza e attenzione possibili, ed era tutto finito. Ho pensato: tutto qui? Avrò perso qualcosa, la parte difficile, voglio dire? Possibile che sia tutto così facile? Dove avrò sbagliato?
Ho ripensato a quegli articoli terroristici dei primi giorni. E mi sono detta che c'è proprio qualcosa che non va. Se le difficoltà di cui si parlava erano vere, siamo messi proprio male. Se era tutta una campagna mediatica, siamo messi proprio male lo stesso.
Se poi nei prossimi mesi sarò contattata per aver fatto errori clamorosi, giuro che ve lo faccio sapere!

martedì 27 dicembre 2011

Upcycling: la borsa in plastica tutta riciclata!

Si chiama upcycling ed è il processo in base al quale un oggetto o un materiale viene riutilizzato per dar vita a un nuovo oggetto o a nuovo materiale.
Come regalo per festeggiare il primo anno del blog (qui il primo post), ho fatto una borsa all'uncinetto con le buste di plastica accumulatesi negli anni sotto il mio lavello.
Ho preso le buste e le ho tagliate a strisce, ricavandone un filo simile (si fa per dire, naturalmente) alla rafia:











Poi ho cominciato a lavorare, improvvisando molto, a essere sincera (e gli esperti dicono che non si fa...):
 Dopo circa una settimana di lavoro, assolutamente a tempo perso, questo è il risultato:
Non male, no? per essere un primo esperimento.

In questo video il procedimento per realizzare il filo dalle buste.
E mille ringraziamenti alla mia bravissima collega di matematica, esperta in uncinetto, che mi ha aperto gli occhi su alcuni misteri... dell'uncinetto, appunto. La prossima volta sarò più brava e soprattutto pianificherò il lavoro, giuro!
Per ora, sono molto soddisfatta di aver dato nuova vita a un materiale inutile e dannoso per l'ambiente, del quale non è facile sbarazzarsi.

Con questo post partecipo al Linky Party #25 di Alex



Linky Party by Riusa & Crea

martedì 20 dicembre 2011

Quanta plastica in meno? Se 13 vi sembran pochi...


Ispirata da questo post  su My plastic-free life  ho contato i flaconi di plastica del detersivo per piatti e del detersivo per delicati in lavatrice che non ho comprato da quando ho cominciato a usare i flaconi ricaricabili (in realtà da quando ho cominciato a registrare il numero delle ricariche, che potrebbe essere anche un momento molto successivo all'acquisto del primo flacone). Ebbene, sono almeno 13 i flaconi di plastica risparmiati all'ambiente a partire da metà aprile 2010. E se vi sembran pochi, è solo perchè cerco di usare meno detersivo possibile, diminuendo le dosi al minimo (leggi qui). Ho smesso poi di comprare altri detergenti e prodotti per la casa:  lo stesso contenitore viene ricaricato con acqua e aceto per la pulizia di superfici e vetri (leggi qui); bicarbonato, sale, aceto e ventosa hanno sostituito il prodotto per sturare gli scarichi (leggi qui).
Altra plastica che non ho immesso nell'ambiente? Non saprei quantificare, ma sono almeno due anni che non acquisto più per nessun motivo bottigliette di acqua. Quante ne acquistavo prima? Una a settimana? Una al mese? Sono almeno 24 bottigliette (ma potrebbero essere centinaia!) in meno.
In bagno sparito completamente il detergente per igiene intima e quasi completamente il bagnoschiuma (lo usa ancora, per ora, solo il figlio), sostituiti da sapone solido: anche qui un sacco di plastica in meno.
Sulle buste di plastica il discorso è complesso: con la sporta di stoffa se ne tengono moltissime fuori dalla porta, ma moltissime ne entrano... dalla finestra. E su questo sto letteralmente lavorando e vi aggiornerò presto.
Insomma, per pensare positivo, quanta plastica abbiamo risparmiato all'ambiente questa settimana, questo mese, quest'anno? Anche un semplice piccolo gesto può dare risultati sorprendenti nel lungo periodo.

Aggiornamento: la borsa in plastica riciclata.

domenica 11 dicembre 2011

La Sanità (nei romanzi)

18 novembre 1977
(...) Il lavoro al disegno di legge sul Servizio sanitario nazionale sta facendo passi avanti e sono riuscito a convincerli che la prima cosa da fare è invertire la direzione della linea politica sull'eliminazione dei posti-letto privati. Misure più radicali dovranno aspettare, ma non troppo. Abbiamo bisogno di metter dentro gente che venga dal mondo degli affari, per avere un riscontro autorevole e dimostrare che il sistema attuale è una rovina.
(...)
23 giugno 1982
(...) Thomas ha acconsentito   a darci una mano nella precipitosa liquidazione della Telecom. ... Gli ho anche anticipato che negli anni a venire ci sarebbero state molte altre svendite come questa e che se la Stewards voleva accaparrarsi una bella fetta dell'operazione doveva muoversi, e in fretta. Mi ha chiesto cos'altro c'era in programma per il futuro e io gli ho risposto che sul piatto c'era fondamentalmente tutto: acciaio, gas, ferrovie, telecomunicazioni, elettricità, acqua, tutto insomma. Sulle ultime due non era sicuro di potermi credere. Aspetta e vedrai, gli ho detto.
(...)
6 ottobre 1987
(...) Ho anche deciso di condurre una severa battaglia contro la parola  "ospedale". Ormai vietata in sede di dibattito, d'ora in poi sarà sostituita con "unità di distribuzione". Questo perchè in futuro il loro unico scopo sarà di distribuire servizi che verranno acquistati dalle autorità sanitarie e dai medici generici dotati di fondi, attraverso dei contratti negoziati. L'ospedale diventa un negozio e un'operazione chirurgica una merce, con un sacrosanto prevalere delle normali consuetudini in atto nel mondo degli affari: accumula, e poi vendi a buon prezzo. La meravigliosa semplicità di questa idea mi sbalordisce.
In agenda oggi c'era anche il tema "fonti di reddito". Non vedo proprio perchè le unità di distribuzione non debbano, per esempio, far pagare il parcheggio ai visitatori. Inoltre dovrebbero essere incoraggiate ad affittare spazi per il commercio al dettaglio. Non ha senso lasciare quelle corsie vuote quando potrebbero essere trasformate in negozi che vendono fiori, uva, o tutto quel genere di cose che la gente compra volentieri quando si reca a far visita a un parente ammalato. Hamburger e similia. Piccoli soprammobili e souvenir.
Verso la fine della riunione qualcuno ha sollevato il tema degli Anni di Vita in Rapporto alla Qualità. E' tra i miei argomenti preferiti, devo dire. L'idea è che si prende il costo di un'operazione e poi si calcola non solo quanti anni di vita vengono garantiti, ma anche la qualità della vita che ne consegue. Gli si dà semplicemente un numero. Poi si può elaborare il rapporto costo-efficacia di ogni operazione: e così un'operazione come la sostituzione di un'anca verrebbe a costare 700 sterline per Avrq, mentre un trapianto di cuore 5.000 sterline e una dialisi condotta interamente in ospedale costerebbe 14.000 sterline per Avrq.
E' da una vita che lo sostengo: la qualità è quantificabile!
La maggior parte del consiglio, comunque, crede che la gente non sia ancora pronta per questa idea, e potrebbe aver ragione. Ma ormai non manca molto.
...
Stava diventando sempre più debole: si vedeva. Dopo aver bevuto tornò a distendersi sul lettino a rotelle e non cercò più di parlare finchè non riapparve l'infermiera.
"Buone notizie: le cose procedono, " disse tutta sorridente. "La suora sta cercando un letto, e non appena ne avremo uno, lei potrà proseguire in sala medica e il dottor Bishop le darà degli antibiotici. La dottoressa Gillam, la nostra specialista tirocinante, è  molto presa al momento, e perciò verrà a visitarla domani mattina."
Non mi pareva che si fossero fatti molti progressi, in realtà.
"Ma stanno cercando un letto da più di mezz'ora. Che problema c'è?"
"Siamo alle strette," disse. "Proprio prima di Natale hanno chiuso dei reparti di chirurgia, cosa che ha prodotto un effetto a catena. Vale a dire che moltissimi pazienti di chirurgia sono stati trasferiti in medicina.  Noi abbiamo una cartella di tutti i letti disponibili ma adesso va aggiornata continuamente. Pensavamo di aver trovato un letto per lei, perciò abbiamo mandato la suora a controllare, ma il letto era già occupato. Comunque non dovrebbe volerci molto."
...
"Avete passato le pene dell'inferno, l'altra notte," [la dottoressa Gillam] cominciò, di lì a poco. "A dire il vero, quel che avete passato è inaccettabile. Ma temo di non poter nemmeno porgerle delle scuse, perchè capita sempre così, e sarebbe successo da qualunque altra parte." (...)
 "La malattia è solo una delle cose  contro cui si combatte."
"E le altre? Cosa sono?"
Soppesò la risposta. "'Ingerenza' sarebbe la parola più acconcia, credo." (...)
"Il fatto è," disse, protendendosi in avanti, "che è inutile cercare dei capri espiatori. [Il dottor Bishop] E' stato di guardia per ventisei ore di seguito. E gli altri hanno trovato il letto prima che hanno potuto. Ero orripilata quando me l'hanno detto, stamattina, ma non so perchè. Come ho detto, succede sempre così." (...)
"Non sto parlando di negligenza. Parlo di gente che cerca di lavorare in condizioni che stanno diventando impossibili." 
(...)
Sospirò. "Questa non è gente coinvolta personalmente con l'ospedale. Li hanno messi lì, presi da chissà dove, con contratti a breve termine per far quadrare i conti. Se alla fine dell'anno finanziario fanno tornare i conti del bilancio, ottengono la loro gratifica. Semplice."           
...
Erano le due quando venne l'infermiera a svegliarmi nella sala d'aspetto. Ero profondamente addormentato. Lei non disse nulla e io non le chiesi perchè fosse venuta. Mi limitai a seguirla per tutto il corridoio.                         

Jonathan Coe, La famiglia Winshaw, 1994, Feltrinelli 1996 pp.132, 133, 385, 393-394, 399

venerdì 9 dicembre 2011

Rifiuti e cambiamenti climatici.

Mi ha molto colpito la notizia che nel 'paradiso' delle Maldive è nata  un' isola di spazzatura  formata prevalentemente dai rifiuti dei grandi alberghi.
Mi ha colpito non solo perchè mi sembra significativa di quanto devastante sia l'impronta dei paesi ricchi sul mondo, anche in fatto di turismo, ma perchè mi convince sempre più del fatto che i rifiuti sono la vera cartina di tornasole di tutto un sistema ormai insostenibile, sbagliato e profondamente ingiusto oltre che estremamente pericoloso per il futuro del pianeta.
E noi in Italia lo sappiamo bene.
Possiamo far finta di non sapere che l'aria delle nostre città è inquinata, che le nostre emissioni nell'atmosfera aumentano e che tutto ciò ha conseguenze sulla nostra salute e sul clima. Possiamo fingere di non sapere che i terribili eventi meteorologici degli ultimi mesi e le loro conseguenze siano legati al riscaldamento globale di cui noi siamo responsabili e credere o fingere di credere che si tratti di eventi "eccezionali".  Possiamo scegliere di ignorare quello che succede nel resto del mondo, o pensare che non ci riguardi direttamente. La concentrazione di CO2 nell'atmosfera non si vede e non si sente, possiamo scegliere di ignorarla.
Ma i rifiuti, quelli no. I rifiuti sono lì, concreti, visibili e maleodoranti sia quando ce ne sbarazziamo in discarica, sia quando, prima di incenerirli secondo le tecnologie più "sofisticate", dobbiamo anche solo selezionarli o smistarli. I rifiuti non si possono far scomparire, nè la loro ingombrante presenza si può ignorare oltre a un certo segno.  E ce ne stiamo accorgendo. Le discariche in alcune regioni italiane esplodono o stanno per esplodere, in tutti i sensi (Napoli e Campania, Roma e Lazio, solo per fare due esempi veramente 'mondiali') e ci costringono, in un modo o nell'altro, a fare i conti con essi e quindi con il nostro stile di vita.
E  dunque è importante sapere che esiste anche una stretta correlazione tra rifiuti e riscaldamento globale (e le Maldive, per tornare alla notizia iniziale, sono fra i paesi più gravemente minacciati dalle conseguenze del riscaldamento globale...).
In questo post dal suo blog su Repubblica Antonio Cianciullo segnala l'appello dell'ISWA, International Solid Waste Association, alla Conferenza di Durban (qui), a moltiplicare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas-serra attraverso una migliore gestione dei rifiuti
“Il 18 per cento del target europeo di taglio delle emissioni di gas serra è stato raggiunto attraverso l’intervento sui rifiuti”, ricorda David Newman, vicepresidente dell’Iswa. “Recuperare la frazione organica, i materiali con cui sono confezionati gli imballaggi, i minerali preziosi e le terre rare contenuti negli apparecchi elettronici significa raggiungere quattro obiettivi con un unico investimento: si abbatte l’inquinamento, si riduce il prelievo di materie prime, diminuisce l’energia utilizzata nella fase produttiva, aumenta l’occupazione”.
Un buon  approfondimento sull'argomento si può trovare in questo studio della società Coop.E.R.I.C.A., Rifiuti e cambiamento climatico: dallo smaltimento corretto alla prevenzione.
Gestire i rifiuti in maniera corretta, recuperando le materie prime (compostaggio, riciclaggio) e riducendo al minimo incenerimento e conferimento in discarica, ma soprattutto riducendo i rifiuti alla fonte, permette di ridurre l'emissione di gas serra in modo significativo (a livello di produzione e smaltimento) e sopperire alla scarsità crescente di risorse e materiali.

Insomma, nella nostra pattumiera c'è molto di più di quel che crediamo. E tutti noi possiamo cominciare a dare il nostro piccolo contributo alla salvaguardia del territorio e dell'ambiente locale (meno discariche e inceneritori) e al clima globale (meno emissioni di gas serra) riducendo e riciclando i nostri rifiuti.

domenica 4 dicembre 2011

Verde di casa e di finestra

Anche in un piccolo appartamento di città, senza balcone, si può far entrare un po' di verde. Per ora in casa mia la situazione è questa.

I pothos:
in cucina

in bagno

in soggiorno
Il pothos è una pianta molto resistente  che si adatta bene a tutti gli ambienti (sempre gradita comunque la luce). Può essere facilmente riprodotta ogni volta che si potano i rami tenendoli in acqua per qualche mese ed è senz'altro una pianta di grande soddisfazione. I miei pothos della cucina hanno più di vent'anni. Hanno visto stagioni alterne, ma sono sempre lì, ed ora sono veramente belli, non vi pare? Quelli del vaso in soggiorno sono stati da poco passati in terra mentre i rametti in acqua sono in attesa di essere travasati in primavera (ma possono vivere in acqua anche per sempre). Anche quello in bagno è bello, no? Non finisce mai di crescere, e io non finisco mai di tagliarlo.

Il soggiorno è di solito la stanza preferita per le piante:
ficus benjamin vicino alla finestra

sanseveria e co (anche il composto)

A casa mia sopravvivono discretamente due ficus benjamin, una sanseveria e un paio di piante non meglio identificate sopravvissute a morti apparenti e tuttora poco floride, ma vive. Il ficus benjamin, se trova il suo posto nella vita, è una pianta abbastanza resistente. Ha bisogno di innaffiature costanti (la terra deve essere sempre umida) e molta luce. Molto resistente anche la sanseveria o lingua di suocera, purchè non la si esponga a temperature troppo basse e non si ecceda nell'innaffiarla (io praticamente non la innaffio mai). Come si vede dalla foto, uno dei due secchi del composto, quello a cui non aggiungo più materiale, fa compagnia alle piante (non è proprio bellissimo, ma con altri vasi si può mimetizzare abbastanza bene).

Una piccola orchidea sta per fare il suo primo fiore dopo più di due anni:

 Non so se si vede. Appena sboccia, se sboccia, lo fotografo. L'orchidea ha bisogno di innaffiature regolari e umidità costante e molta luce (la mia ha cominciato a crescere e ha finalmente tirato fuori quello che sarà il suo prossimo fiore da quando l'ho avvicinata alla finestra).

Poi ci sono le finestre. Nel mio appartamento per il momento l'unico davanzale che ha spazio per le piante è quello del bagno, e io ho provato a raddoppiarlo con una mensola in più, ispirandomi all'idea dei bellissimi giardini verticali. Per ora quello che ho ottenuto è questo:

rosmarino e salvia, ciclamino
La salvia non sta proprio benissimo, e devo trovare una cura alle nuvolette bianche che si formano sulle foglie. Il rosmarino ha un aspetto un po' secco, ma è vivo e vegeto. Entrambe le piante non richiedono molta acqua, e devono essere innaffiate solo quando la terra è completamente asciutta. Il ciclamino del piano di sopra invece è vecchissimo, e fiorisce un anno sì e un anno no (questo dovrebbe essere l'anno buono). Ha bisogno di molta umidità ed è naturalmente una pianta da esterni. Va in letargo in estate ma con l'autunno riprende vita non appena si ricomincia ad innaffiarlo.

la magnolia dalla finestra 

Dalla finestra della cucina invece si vede una bellissima magnolia, che era stata crudelmente potata e ridotta a una specie di palo senza foglie solo un paio d'anni fa e che ora è così:

Ecco, anche in città è possibile circondarsi o trovare almeno un po' di verde.
E questo è solo l'inizio, perchè, oltre all'orto sul davanzale (ricordate?), ho intenzione di lavorare su finestre e pareti e inventarmi qualcosa. Se cercate su Google "giardini verticali" e guardate le immagini, capirete perchè l'idea mi attira tanto.
Senza dimenticare poi che le piante da interni, e pothos, ficus benjamin e sanseveria in particolare, hanno la proprietà di purificare l'aria degli interni da sostanze inquinanti.

sabato 3 dicembre 2011

Quanta CO2 tagliamo oggi?

E' in corso a Durban, in Sudafrica, nel quasi totale silenzio dei media, la 17a Conferenza sul Clima (Cop 17). Dal 28 novembre al 9 dicembre i circa 200 paesi partecipanti dovranno decidere cosa fare del protocollo di Kyoto, che scadrà nel 2012, e come finanziare il Fondo Verde, che dovrà aiutare i paesi emergenti a utilizzare fonti di energia meno inquinanti di quelle basate sui combustibili fossili.
Le aspettative di un accordo vincolante e quindi di un progresso decisivo nella lotta al riscaldamento globale sono bassissime. Semplificando, l'atteggiamento prevalente nei paesi ricchi, principali responsabili dell'aumento della concentrazione di gas-serra nell'atmosfera e quindi del riscaldamento globale, è il seguente: siamo pronti a fare la nostra parte se anche i paesi emergenti, il cui tasso di inquinamento aumenta in maniera esponenziale (la Cina ha superato gli Stati Uniti nell'emissione di gas-serra e nel consumo di energia) accetteranno di aderire a un trattato vincolante sulla diminuzione di gas inquinanti. A loro volta i paesi emergenti non sono disposti a subire restrizioni sovraimposte, dal momento che sono i paesi ricchi ad essere responsabili della situazione attuale. Attenzione: nessuno dice apertamente che il problema non esiste o che non ha intenzione di farsene carico, ma ciascuno vincola i propri impegni a quelli altrui, tra l'altro partendo tutti dal presupposto che ridurre le emissioni voglia dire ridurre le possibilità di crescita e fare investimenti costosi, troppo costosi in un periodo di crisi economica.
Sulla conferenza e i termini della questione, su cui tornerò, rimando per ora a questo ottimo articolo sul sito Climalteranti. Sul rapporto tra ambiente e crisi economica consiglio invece la lettura di questo altrettanto ottimo articolo dal blog di Antonello Pasini sul Sole24ore.
Intanto noi che facciamo? Possiamo cominciare a mandare una cartolina dal caos climatico al ministro Clini affinchè l'Italia faccia la sua parte, seguendo le indicazioni di Greenpeace Italia.
E poi cominciamo a ridurre le nostre personali emissioni di CO2 come ogni paese dovrebbe fare a livello nazionale, a prescindere da ciò che dicono o fanno gli altri. Perchè di fatto la produzione di energia e le emissioni inquinanti siamo noi, sono i nostri comportamenti in fatto di mobilità, consumi, uso dell'energia, alimentazione, acquisti, stili di vita ecc.
Insomma, quanta CO2 vogliamo cominciare a tagliare da oggi, personalmente, con i nostri comportamenti? Usando di meno se non eliminando del tutto l'automobile? Salendo le scale a piedi invece di usare l'ascensore? Spegnendo le luci quando non sono necessarie? Utilizzando lampadine a basso impatto? Usando gli elettrodomestici a pieno carico e a temperature meno elevate? Diminuendo le temperature delle nostre case regolando il termostato su qualche decimo di grado in meno? Isolando le nostre abitazioni? Acquistando prodotti a chilometri zero? Diminuendo o eliminando il consumo di carne? Evitando acquisti inutili? Riducendo i nostri rifiuti? E chi più ne ha più ne metta!
Tutti noi possiamo fare la differenza! E scavalcare politici e governanti miopi e ignoranti. La riduzione (e non solo) siamo noi! E quando l'avremo capito...


venerdì 2 dicembre 2011

I rifiuti di novembre

Ecco il resoconto della pesatura dei rifiuti di novembre. Per i valori pro capite, tutto va diviso per tre.

indifferenziato:   Kg. 1,128
umido:    Kg. 7,029
carta:   Kg. 4,573
plastica:   Kg. 0,698
metallo:  Kg. 0,091
vetro:   Kg. 8,944

totale:   Kg. 22,463

Insomma.... Il peso totale di questo mese è un po' più alto di quello che avrei voluto (sopra i 20 chili). Soprattutto l'organico non scherza (il composto domestico langue...) e probabilmente fa tutta la differenza. Abbastanza bene la plastica (ma ci sono stati mesi migliori). Nella media vetro e carta. L'indifferenziato supera (ma di poco) il chilo.

Ed è arrivato dicembre... E' ora di lanciarsi nel riciclaggio spinto. Spero di riuscire a combinare qualcosa per Natale. Semmai, vi faccio sapere.

sabato 26 novembre 2011

Post n. 100: di zie, gusci, sogni.

Insomma, è arrivato il post n. 100. Non vuol dire niente, lo so, come tutti i numeri ai quali ci aggrappiamo come punti di riferimento: ricorrenze, compleanni, venticinquesimi, cinquantesimi ecc. Non vuol dire proprio niente. Però è capitato in un periodo un po' particolare. Un periodo di pensieri, bilanci, sogni. E quindi questo sarà un post di pensieri, bilanci, sogni. Tutti un po' sconclusionati, come il titolo. Quale modo migliore per celebrare la ricorrenza?

Le zie.
Nello scorso mese di aprile è morta la zia A. e ha lasciato in eredità a me e ai miei tre fratelli il suo appartamento. Sono due venerdì che ci vado, insieme a mia madre, per cominciare a dividere la roba, decidere cosa fare di questo, cosa fare di quello. Lo facciamo un pezzettino per volta, perchè non è facile. Ieri per esempio ho preso gli occhiali della zia, perchè so che esistono associazioni che riciclano gli occhiali per chi ne ha bisogno (se ne occupa ad esempio il Lions' Club; a Roma si raccolgono per conto del Movimento Apostolico Ciechi presso la bottega "perunmondosottosopra" a via dei Gonzaga 34c). E poi ho preso i suoi ferri da maglia, gli uncinetti, i fili, la roba di merceria che conservava. E uno di questi giorni mi prenderò la vecchia macchina per cucire. Non so usarla, però mi ricordo com' era brava lei, quando stava ancora bene, a lavorare e ad aggiustare. E anche che aveva provato a insegnarmi a usare ferri e uncinetto. E ho deciso che mi ci metterò, e voglio vedere se riesco a imparare per esempio a recuperare un po' della montagna di roba che si accumula e di cui non so che fare. Mi dispiace di non poter più chiedere a lei di insegnarmi e guidarmi, e di non averlo fatto prima. Però un po' della zia c'è in quegli oggetti e nei miei sogni di fare chissà che cosa, ed è comunque meglio di niente.
E mi è venuta in mente poi la zia D., veramente un mostro di bravura nel fare, riciclare, creare. E anche se non l'ho fatto quando ero bambina e lei avrebbe voluto insegnarmi, penso che potrei imparare adesso da lei a cucire, sferruzzare, ricamare, riutilizzare...

Il guscio.
Come ho cominciato con il composto, sperimentando direttamente e personalmente il compostaggio domestico estremo in appartamento, ho voglia di fare e sperimentare  cose nuove.  E ho soprattutto voglia (non so però se anche capacità) di uscire dal guscio, di allargare le mie esperienze. Direttamente, non solo attraverso il blog.
Ecco, è ora di passare al livello successivo. 
Cominciando intanto dalle persone che mi stanno intorno. Quanto potrei imparare dalla zia D.? E quante persone ho intorno da cui imparare e con cui collaborare? E la mamma di quella collega che fa bellissime borse? Non potrebbe insegnarmi a fare borse, appunto, però con materiali riciclati? E il condominio? Possibile che io non riesca a fare qualcosa a livello condominiale? E a scuola? Potrebbe esserci luogo più adatto di una scuola per questo? E i commercianti della zona? Possibile che non si riesca a trovare qualcuno con il quale sperimentare metodi per ridurre gli imballaggi? Per non parlare poi del livello politico superiore, associazionismo, comitati, movimenti ecc. E' un passaggio essenziale per agire concretamente. Che fare?

Il sogno.
Quello grandicello e un po' folle non lo dico, perchè chissà se mai  proverò a realizzarlo veramente.
Intanto però tutti quei piccoli passi del paragrafo precedente sono quello che vorrei provare a fare. Siccome sono molto timida, sarà un vero problema, ma diciamo che questo è il proposito (e il sogno) per i prossimi cento post: uscire dal guscio e fare qualcosa di concreto che non sia più solo personale.
Il sogno grande è invece quello di non perdere la capacità di ... sognare, qualunque cosa accada (e i tempi purtroppo non promettono bene).

giovedì 24 novembre 2011

Dopo-Malagrotta: ultimi aggiornamenti dai siti (21-24 nov.)

Il 31 dicembre si avvicina, e le notizie su Malagrotta e le discariche provvisorie e definitive che dovranno prenderne il posto si intensificano, così come la rassegna stampa sull'argomento su questo blog.
Lo so, è deprimente, ma bisogna...

Strani movimenti a Testa di Cane, vicino a Malagrotta, la magistratura blocca l'ampliamento della discarica: da Il Fatto Quotidiano, Eco dalla Città, Repubblica.

Si allungano i tempi del dopo Malagrotta? L'emergenza è realtà: da Eco dalle Città.

Inidonei i siti di Riano e Corcolle secondo commissione parlamentare: da Il Messaggero;
Corcolle: lettera aperta di Legambiente: da Eco dalle Citta e Legambiente Lazio;
e, dulcis in fundo
La discarica di Riano non è a norma: da Greenme.it il servizio de Le Iene (anche qui).
Ecco, nel paese delle barzellette, solo le Iene ci mancavano...

Ultimissime: il TAR del Lazio respinge il ricorso di Colari sull'emergenza rifiuti a Roma: da Eco dalle Città.

Qui l'ultima rassegna sull'argomento con tutti i link.

domenica 20 novembre 2011

E' cominciata la settimana europea per la riduzione dei rifiuti (19-27 nov.)

Da ieri siamo entrati nella settimana europea per la riduzione dei rifiuti. Grande successo quest'anno dell'iniziativa in Italia con numerose adesioni.

Qui tutte le informazioni, suggerimenti e consigli.

Qui da Eco dalle Città proposte politiche operative e un sacco di informazioni utilissime per la gestione e la riduzione dei rifiuti nei comuni (non solo Milano).
 
Voi che fate, partecipate? E come?

Io questa settimana, oltre al solito, riprenderò il composto rimasto un po' dormiente (il freddo non aiuta), cercando di ridurre al minimo i rifiuti organici in casa. E poi un po' più di attenzione agli imballaggi.

Buona riduzione a tutti!

Emergenza rifiuti Roma e Lazio: aggiornamenti dai siti.

Esiste nel Lazio un'altra emergenza rifiuti pronta a esplodere che non è quella legata alla chiusura di Malagrotta. I comuni non hanno i soldi per pagare le discariche; le discariche impediscono loro il conferimento; i comuni sono sommersi dai rifiuti: prove generali a Pomezia. Alcuni dei protagonisti sono gli stessi del film-Malagrotta: a Manlio Cerroni fa capo la Pontina Ambiente che gestisce la discarica di Albano che ha chiuso le porte al comune di Pomezia e che presto potrebbe fare la stessa cosa con molti altri comuni del Lazio (da Corriere.it).

Intanto sul dopo Malagrotta gli amministratori interessati  scrivono lettere a Repubblica:
La lettera del presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti (qui);
La risposta del presidente della Regione Lazio Renata Polverini (qui);
L'intervento del sindaco di Roma Gianni Alemanno (qui).
Su Eco dalle Città il resoconto del botta e risposta Zingaretti-Polverini.
Straordinaria questa politica delle lettere ai giornali. E' meno costosa di quella dei manifesti per strada. Rassicurante uguale, però.

Intanto continuano le proteste dei cittadini interessati dalle nuove discariche:
Manifestazione oggi a Roma presso la Bocca della Verità (Corriere.it, Repubblica.it).

Qui e qui i precedenti aggiornamenti su questo blog.
Qui, qui, qui gli articoli sulla questione Malagrotta.
Qui e qui gli articoli sul Piano rifiuti della regione Lazio.

domenica 13 novembre 2011

La goccia nel mare: dell'utilità (o inutilità) dell'impegno personale.

Mi sono ritrovata spesso, in episodi più e meno recenti, a riflettere sull'utilità e sul senso delle mie scelte di stili di vita il più possibile sostenibili e sul valore dell'impegno personale in genere come risposta all'inadeguatezza della politica tradizionale e al senso di frustrazione che ne deriva.

L'obiezione più diffusa alle scelte personali responsabili può essere sintetizzata nella frase: "Ma chi te lo fa fare? Tanto non serve a niente!", seguita poi dal passaggio alla prima persona singolare: "Perchè devo essere io a rinunciare a qualcosa quando non importa niente a nessuno? Perchè ad esempio devo essere io il c......e che si fa il m...o tutti i giorni sui mezzi pubblici quando tutti gli altri vanno in macchina, arrivano prima e vivono meglio?", seguita infine dalla generalizzazione della questione: "Se tutti andassero con i mezzi pubblici il sistema scoppierebbe!". Queste parole sono state effettivamente  pronunciate, e da una persona informata e anche sensibile alle tematiche ambientali, non da un fautore de "i comodi miei prima tutto, e al diavolo tutto il resto" come pure  ce ne sono tanti. E in quella conversazione io cercavo di dire che se una cosa è giusta va fatta e basta, e che bisogna pur cominciare, e che magari da piccoli esempi individuali ne nascono altri, e che poi si può passare anche a un livello politico superiore.
Un altro esempio: mesi fa, a un mio commento sull'importanza anche del risparmio energetico individuale a un post di un blog del Fatto Quotidiano (Ambientalisti senza maglione) un docente universitario, a sua volta titolare di un blog sul medesimo sito, rispondeva così: "No, purtroppo da tanti piccoli comportamenti virtuosi non si ottiene nulla. Se tu risparmi il 2% e lo fanno tutti, globalmente è sempre il 2%. Non è questione di superiorità ma di aritmetica" (sic!).
Insomma, rassegniamoci, perchè nulla serve (nel secondo esempio però c'è molta mala fede, e il discorso da fare sarebbe tutto diverso, e magari un giorno lo farò).

Per me le azioni individuali sono anche politiche. E in questa fase rappresentano, credo, l'unica risposta possibile al nulla della politica tradizionale. E' per questo che ho cominciato a fare il composto, a fare la raccolta differenziata, a ridurre i rifiuti e tutto il resto; è per questo che ho cominciato a informarmi ma soprattutto ad agire concretamente, anche se con piccolissimi gesti. Ed è per questo anche che ho cominciato a scrivere questo blog. E' una piccola grande illusione la mia, lo so, quella che si possa procedere a un cambiamento partendo dal basso, dall'impegno di tanti singoli individui, in tutti i campi.
Sono ormai abbastanza "vecchietta" da poter dire che certamente non vedrò i risultati di un eventuale epocale cambiamento costruito dal basso, se mai ci sarà. E proprio per questo mi impressiona molto confrontarmi con persone più giovani di me o giovanissime che invece sono totalmente disilluse, sfiduciate, rassegnate. Anche persone molto in gamba, intelligenti, preparate, le quali, quando si tratta di politica, parlano solo o di "far saltare tutto" o di "tanto niente serve a niente". 

Ecco, a pensarci bene, forse è questa la vera risposta alle obiezioni, è di questo che effettivamente si tratta: si tratta di avere o no speranza in un mondo diverso; e agire di conseguenza.

Dunque, per quanto mi riguarda, anche volendo, non potrei mai tornare indietro, e quindi andrò avanti così, e sempre un po' meglio se potrò, a prescindere da quello che si dice o si pensa in giro.

E chiudo, perchè è ora, con questa citazione dal libro di Colin Beavan, Un anno a impatto zero, sul valore delle azioni individuali anche quando sembrano apparentemente inutili e senza risultati:
Migliaia di gocce devono riempire il vaso, prima che l'ultima possa farlo traboccare. E nessuna di queste gocce è più importante delle altre, neppure l'ultima. E' solo quella della quale alla fine ci si ricorda. Ma il fatto che le nostre azioni individuali non verranno ricordate non significa che non siano di importanza cruciale. La goccia che fa traboccare il vaso necessita di tutte le altre gocce. La tessera che avvia l'effetto domino necessita che ognuno di noi sia in posizione perchè inizi la reazione a catena.

giovedì 10 novembre 2011

Aggiornamenti dai siti sul dopo Malagrotta (27 ottobre - 9 novembre).

Tanto per tenersi informati...

Ma quando chiude veramente Malagrotta?  
Alemanno: Malagrotta chiuderà a marzo (da Eco dalle Città, Il Messaggero, Terra).

A pensar male ci si azzecca?
Il contratto di acquisto di Quadro Alto: Colari acquisterà le cave versando ai proprietari la percentuale del 7% e del 10% della tariffa sui rifiuti (da Repubblica);
Da Malagrotta a Corcolle: La società Ecologia Corcolle srl già nel luglio 2011 prende in affitto nella campagna di Corcolle una vasta area, comprendente la cava di pozzolana indicata poi dal prefetto Pecoraro per sostituire Malagrotta, a uso discarica (da Il Fatto Quotidiano).

Continuano ricorsi, perplessità, appelli e proteste:
Il ricorso del sindaco di Riano e le perplessità per Corcolle (da Eco dalle città);
La lettera aperta di Franca Valeri per difendere l'area di Corcolle e villa Adriana (da Repubblica);
La protesta degli abitanti di Riano al festival del cinema (da Corriere.it);
Le 11 domande di Eurispes a Polverini e Alemanno sulla discarica di Riano (da Eco dalle città);
La manifestazione a piazza Santi Apostoli dei comitati (da Il Fatto Quotidiano; Repubblica; Il Messaggero).
Partono i ricorsi al tar per la scelta di Riano e Corcolle, siti giudicati inidonei (da Repubblica).

Il confronto con le istituzioni e passi concreti:
Solo la Provincia incontra cittadini e comitati: il sì della Provincia a Zero Waste Lazio per la costruzione di nuovi impianti di riciclaggio (da Eco dalle Città).

Qui la precedente rassegna su questo blog.

martedì 1 novembre 2011

I rifiuti di ottobre

Ecco il consueto aggiornamento sulla pesatura mensile dei rifiuti prodotti in casa.
Nel mese di ottobre abbiamo prodotto, in tre persone,

kg. 14,940 di rifiuti complessivi, così ripartiti:

kg. 2,642   indifferenziato
kg. 3,508   umido
kg. 1,857   carta
kg. 0,995   plastica
kg. 0,176   metalli
kg. 5,758   vetro

Buono il peso complessivo, il secondo più basso da quando è cominciato l'esperimento. Nell'ottobre del 2010, il peso complessivo dei nostri rifiuti era stato di kg. 24,745; il mese precedente addirittura di kg. 28,497, circa il doppio rispetto all'attuale pesatura. La diminuzione complessiva è incoraggiante e va continuata.
L'indifferenziato, che mi ero riproposta di mantenere sotto il chilogrammo, è invece piuttosto pesante, a causa però dei soliti "incidenti": una busta di latte scaduto, numerosi cocci vari; senza di questi l'obiettivo meno di un chilo sarebbe stato raggiunto, con una frequenza bimestrale di conferimento in cassonetto.
Nonostante gli alti e bassi del composto domestico, l'organico si mantiene accettabilmente basso. Devo dire che forse stiamo mangiando meno verdura del solito: è in atto una piccola crisi in cucina (fra le tante) di cui forse parlerò prossimamente.
Poca anche la carta di questo mese, una sola busta non particolarmente pesante (non sempre si butta tutto, alcuni mesi si accumulano più rifiuti o si fanno pulizie "straordinarie").
Sui livelli medi la plastica, con qualche flacone in più, in particolare di shampoo, che non era stato gettato precedentemente.
Anche il vetro è relativamente poco pesante questo mese.

Chi volesse leggere i  resoconti passati può trovarli sotto l'etichetta pesatura dei rifiuti.

Affiancherò presto a quello sulla pesatura un nuovo appuntamento fisso sulla riduzione dei rifiuti.

domenica 30 ottobre 2011

Tutti in fila: è gratis!

Ogni mattina, intorno alle 7,00, passo davanti a un esercizio commerciale (o forse uno studio di qualche genere?) chiuso, nei pressi del quale stazionano sempre decine di persone anziane e anche molto anziane, che ne aspettano l'apertura: si assegnano dei numeri di attesa ("Io sono 15, e tu?"), chiacchierano con la voce alta degli anziani, aspettano almeno un'ora che l'esercizio apra (non credo che questo avvenga prima delle 8,00) e poi il loro turno. Molti ormai li riconosco, sono sempre gli stessi, sono lì ogni mattina tranne la domenica. Perchè? Per sdraiarsi gratis su un lettino meraviglioso. Un giorno una signora mi ha fermata per strada per decantarmi le meraviglie di questo lettino, mi ha spiegato che la "prova" è gratis  per sempre e che solo se uno vuole, poi,  il lettino se lo compra, per un prezzo che mi sembra di ricordare sia intorno ai 1.000 euro. Immagino che i titolari dell'esercizio si siano fatti i loro calcoli, e che il sistema funzioni dal punto di vista commerciale anche con una percentuale minima di acquirenti.
L'immagine ormai consueta di quei vecchietti mi è tornata in mente quando ho letto quello che è successo giovedì scorso a Roma per l'apertura di un mega negozio, nella zona nord della città, che offriva occasioni e promozioni irripetibili: traffico in tilt, risse e vetrine sfondate (qui e qui).
Ogni mattina, quando passo accanto a quei vecchietti che aspettano chiacchierando, non posso fare a meno di pensare a cos'altro potrebbe spingerli a fare una cosa del genere che non sia la prospettiva di avere qualcosa gratis. Anzi, penso a quanti motivi ci sarebbero che dovrebbero spingerci tutti fuori dalle nostre case in strada a fare, agire, far sentire la nostra voce, cambiare la nostra vita e il mondo in cui viviamo. Anche a costo di alzarci presto tutte le mattine e stare fuori, magari al freddo, per qualche ora. Che so, per esempio quei vecchietti potrebbero tenere pulito il marciapiede antistante l'esercizio commerciale, sul quale sembra sempre sia stato rovesciato il contenuto di decine di cestini dei rifiuti...
Abbiamo un potenziale  enorme, ma l'unica molla che ci spinge ad agire è quella eterodiretta del mercato, del sistema del profitto dei pochi basato sull'obnubilamento delle menti dei molti. Solo per comprare l'ultimo modello di i-pod scendiamo in strada e blocchiamo tutto, credendo di guadagnarci chissà cosa, mentre non facciamo altro che quello che il sistema vuole da noi. Come tanti soldatini di piombo mossi da mani altrui contribuiamo a tenere in vita un sistema che ci impoverisce di tutto, che depreda la terra e ne affama gli abitanti per la ricchezza di pochi, fieri dell'ultimo modello di computer che siamo riusciti ad arraffare "quasi" gratis.

mercoledì 26 ottobre 2011

Questione Malagrotta: aggiornamenti dai siti

Vale la pena seguire la vicenda Malagrotta nei suoi sviluppi mano a mano che si presentano. Ecco intanto gli ultimi articoli sui siti di informazione.

Da Eco dalle Città: Post-Malagrotta. Arrivano le ordinanze di esproprio per Corcolle e Quadro Alto (qui).
Dal Corriere.it: Arrivano i primi espropri a Corcolle e Riano (qui).
Da Repubblica.it: Le motivazioni delle scelte di Pecoraro (qui); Partono gli espropri (qui).
Da IlMessaggero.it: Parla Pecoraro (qui).
Da IlFattoQuotidiano.it: Show di Cerroni davanti alla Commissione antimafia (qui).

Qui il mio ultimo post sull'argomento, con i link ai precedenti.

sabato 22 ottobre 2011

Dopo-Malagrotta: ultime notizie; alcune considerazioni

Il 19 ottobre si è tenuta una seduta straordinaria del Consiglio Regionale del Lazio incentrata sulla nomina da parte del governo del prefetto Pecoraro a commissario straordinario per la chiusura della discarica di Malagrotta; la seduta si è conclusa con l'approvazione della mozione per la gestione del dopo Malagrotta da parte del Consiglio Regionale (qui e qui si possono trovare i resoconti della seduta sul sito della Regione; qui, qui e qui gli articoli di cronaca della giornata da Eco dalle Città, dal Messaggero e da Terra).
Fuori dalla sede della Regione intanto continuavano le proteste dei comitati degli abitanti delle località interessate dalle nuove discariche, provvisorie (Quadro Alto e Corcolle) e definitive (Pizzo del Prete). I comitati hanno tra l'altro presentato nei giorni scorsi una legge di iniziativa popolare sulla gestione dei rifiuti (qui) e le linee guida di un piano dei rifiuti alternativo a quello della Regione (qui; qui  si può leggere il comunicato stampa del Comitato Rifiuti Zero Fiumicino sulle decisioni prese durante la seduta, sulla chiusura di Malagrotta e sul piano rifiuti regionale).

Per il momento, due considerazioni.

In risposta alle opposizioni l'assessore ai rifiuti e alle attività produttive della giunta Polverini, Pietro Di Paolo, ha pronunciato le seguenti parole:
Nel piano rifiuti non ci sono inceneritori: la carenza di termovalorizzazione è prevista solo dal cosiddetto scenario di controllo, che al momento è solo un'eventualità.
Va ricordato che lo scenario di controllo è previsto nel caso in cui non fosse possibile rispettare  lo scenario di piano, e cioè nel caso in cui: 1) non si realizzino le politiche di riduzione e si abbia una crescita "inerziale" della produzione dei rifiuti; 2) non si raggiungano gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dal Piano in linea con la normativa vigente, ma si abbia una crescita pari alla media dell'incremento annuo del triennio 2006-2008; 3) la capacità operativa degli impianti di termovalorizzazione non risulti pari a quella autorizzata. Mi sono già occupata dell'argomento in due post (qui e qui) ai quali rimando. Ricorderò solo brevemente che: 1) lo stesso scenario di piano prevede una crescita costante del volume dei rifiuti negli anni 2009-2017, mentre non c'è traccia concreta di politiche di riduzione dei rifiuti; 2) la raccolta differenziata dovrebbe essere al 60% nel 2011 (cioè ora!) e al 65% per gli anni successivi mentre, secondo il rapporto ISPRA 2011 era al 15,1% nel 2009; 3) nello scenario di piano si fa riferimento al gassificatore di Albano Laziale come operativo entro il 2014, mentre la sua costruzione non è stata al momento autorizzata. A proposito degli impianti, queste sono le parole dello scenario di controllo:
Anche supponendo che il deficit impiantistico di Trattamento Meccanico Biologico venga sopperito da un trattamento preliminare allo smaltimento in discarica consistente in una trito-vagliatura con deferrizzazione e che la frazione combustibile dei rifiuti in surplus sia destinata ad impianti fuori regione, la capacità di smaltimento in discarica regionale è insufficiente a ricevere quantitativi di rifiuti derivanti dagli scarti dei TMB , dal trattamento preliminare e dagli scarti della termovalorizzazione dall'anno 2013. Tale insufficienza risulterebbe poi ulteriormente aggravata dallo smaltimento degli scarti del comppostaggio nel sistema regionale.
Permanendo le ipotesi dello scenario di controllo, al fine di ridurre lo sfruttamento delle discariche, sia in termini quantitativi che in termini qualitativi del rifiuto, potranno essere autorizzate ulteriori capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato e di termovalorizzazione.
In particolare - 425.000 t/a di ulteriore capacità di trattamento per il rifiuto indifferenziato localizzate nei sub ATO di Roma (400.000 t/a) e Rieti (25.000 t/a); - 320.000 t/a di ulteriore capacità di termovalorizzazione da localizzarsi nell'ATO regionale.
Assumendo operativi i suddetti adeguamenti nei tempi standard definiti nel Piano (trattamento del rifiuto indifferenziato dal 2014 e termovalorizzazione dal 2016) si riduce il fabbisogno di smaltimento finale, pur rimanendo importante il deficit delle volumetrie delle discariche. (p.23. grassetto  mio)
Al momento, non mi sembra di vedere segnali che indichino un'inversione di tendenza: mentre lo scenario di piano è pura teoria, quello di controllo, definito da Di Paolo "solo un'eventualità", rappresenta una prospettiva più che reale. Le parole della politica continuano a essere, invece, semplicemente propaganda.

Durante il dibattito in consiglio, la presidente Polverini aveva risposto alle parole di Angelo Bonelli sull'acquisto da parte della Colari di Manlio Cerroni del terreno di Quadro Alto a Riano e su un possibile accordo con la regione con queste parole: "Lo escludo! E' un atteggiamento assolutamente scorretto da parte di un consigliere che fa illazioni, peraltro pesanti. Questo imprenditore lavora quasi in regime di monopolio in questa città e io sono al governo della Regione soltanto da un anno e mezzo. Il prefetto Pecoraro ha già chiarito, nei giorni scorsi, che attraverso le proprie funzioni commissariali agirà attraverso esproprio".
Nello stesso pomeriggio, davanti alla commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, l'avvocato Cerroni ha rivelato: "La proprietà del sito di Quadro Alto a Riano? Quella località è mia, l'ho comprata una decina di giorni fa" (qui).

Dunque, su gara d'appalto ed esproprio staremo a vedere.
Per il momento, la giunta Polverini sembra essersi perfettamente adeguata alla linea politica degli ultimi venti anni, commissariamenti e monopolio Cerroni inclusi. Anche se Di Paolo dice: "A questa giunta va riconosciuto il merito di aver aggredito il problema, assunto responsabilità, fatto scelte che creano qualche mal di pancia e legittime preoccupazioni. Ma da oggi in poi c'è la possibilità di dare ascolto a tutti coloro che hanno manifestato in modo costruttivo le loro preoccupazioni, dalle associazioni ai comitati, ai singoli cittadini, in un quadro finalmente di certezze. Non in un quadro che tamponava l'emergenza di turno come in passato ma che oggi dà risposte a tutto tondo". Evviva!

A proposito: il piano regionale non è stato ancora approvato, la Commissione Ambiente lo sta ancora esaminando. Secondo Di Paolo, dovrebbe arrivare in aula "entro la fine di quest'anno". Altro che "tamponare l'emergenza"!


Altre notizie qui, quiqui, qui, qui e qui.
Su questo blog altri articoli qui, qui e qui.

martedì 11 ottobre 2011

La sindrome NIMBY, la discarica di Riano, Marrazzo, l'informazione e le meraviglie del BANANA

Sono sempre stata convinta del fatto che la sindrome NIMBY, nei termini in cui viene generalmente presentata, non esista. L'acronimo sta per "Not In My Back Yard", "non nel mio giardino", ed è usato per descrivere l'atteggiamento di chi si oppone alla costruzione nei pressi del proprio luogo di residenza di opere ritenute utili alla collettività ma dannose per chi vive nei loro paraggi, come inceneritori, discariche, centrali di ogni genere, grandi opere in generale. Si dice: queste persone ritengono che le opere alla cui costruzione si oppongono siano necessarie e debbano essere costruite,  ma non vicino a casa loro, semmai vicino a quella di qualcun altro. Vogliono godere dei vantaggi di queste opere, ma non sono disposti a sobbarcarsene gli oneri nè a fare sacrifici per il bene della collettività. Troppo comodo, ho sempre pensato, colpevolizzare le popolazioni locali  per avallare la devastazione del territorio in nome di un bene superiore e di un modello di sviluppo presentato come irrinunciabile. Troppo comodo metterla in questi termini.  Troppo comodo ergersi a giudice dei comportamenti altrui quando non si è in prima persona coinvolti dalle conseguenze negative delle opere progettate. Spesso inoltre chi si oppone alla devastazione del proprio territorio lo fa con cognizione di causa, non difende solo i propri interessi ma quelli di tutti, è in grado di proporre soluzioni e modelli alternativi. E perchè mai poi in una società civile qualcuno dovrebbe sacrificarsi per un presunto bene superiore? E altri no? E allora, perchè non costruire le grandi opere anche nel giardino dei potenti che le vogliono? (portatemi un esempio, uno solo...).
Questo pensavo.
E poi è arrivato Marrazzo.
Lo scorso venerdì 7 ottobre il commissario alla chiusura della discarica di Malagrotta, il prefetto Giuseppe Pecoraro, ha comunicato la decisione presa riguardo ai siti provvisori (per la durata di tre anni) che dovranno traghettare Roma da Malagrotta, la cui chiusura è prevista per il 31 dicembre di quest'anno, agli impianti non meglio specificati di Pizzo del Prete, presso Fiumicino, che la sostituiranno. Si tratta dei siti di Quadro Alto, a Riano, e di Corcolle, nel VIII municipio (leggi qui). Alla manifestazione di protesta organizzata dalla popolazione di Riano il giorno successivo, sabato 8 ottobre, ha partecipato anche l'ex presidente della Regione Lazio, ex commissario ai rifiuti e residente di Riano Piero Marrazzo (leggi qui e qui).
Perchè ho pensato alla sindrome NIMBY vedendolo? Non tanto perchè, come residente di Riano, è sceso in piazza insieme ai suoi concittadini per difendere il territorio dove abita. Non tanto perchè, come presidente della Regione, aveva invece scartato l'ipotesi-Riano per eventuali discariche post-Malagrotta, giudicandola non adatta (ma l'inceneritore ad Albano Laziale sì, come anche le otto linee di incenerimento complessive e l'ampliamento delle discariche esistenti per il periodo transitorio 2008-2011). No, ho pensato alla sindrome NIMBY perchè, se una cosa del genere esiste, Marrazzo (e la politica che ha rappresentato e che forse vorrebbe continuare a rappresentare) ne è il perfetto esempio. Molto di più dei cittadini che sono scesi in piazza a Riano. Perchè tra quei cittadini ci sono associazioni e comitati che da anni si battono per alternative al sistema incenerimento/discarica e per un percorso virtuoso di "Rifiuti Zero". Perchè per molti dei cittadini che scendono in piazza inizialmente solo per difendere i luoghi in cui vivono comincia comunque un percorso di conoscenza e consapevolezza che va oltre il proprio interesse personale. E questo avviene nonostante un sistema di informazione che ignora completamente temi vitali e centrali come quello dello smaltimento dei rifiuti. Ecco, vedendo Marrazzo, e ascoltando le sue parole vuote su incenerimento ("termovalorizzazione", pardon) e raccolta differenziata  (due concetti niente affatto logicamente collegati tra loro, come sembrerebbero invece indicare le sue parole, ma anzi antitetici), ho pensato soprattutto al suo mestiere di giornalista. Ho pensato che non ci sono scusanti alle sue parole di oggi e alla politica che ha fatto, e che la responsabilità dell'informazione in questo sistema in cui i temi importanti si ignorano, salvo poi strumentalizzarli quando serve, è enorme.
Una degenerazione del termine NIMBY è considerato l'acronimo BANANA: "Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything" (leggi qui la definizione di Wikipedia). Degenerazione? Se qualcosa è dannoso, non deve essere costruito! Il benessere di nessuno può essere sacrificato al vantaggio di altri. Un sistema che richiede questo va semplicemente cambiato.
Insomma, altro che sindrome NIMBY!  Io direi: BANANA! Ma con la coscienza pulita di chi le sue scelte le fa ogni giorno, a partire dalla riduzione dei rifiuti, di cui mai nessuno parla ma che è il cuore del problema e di tutto il sistema.

Su Malagrotta leggi anche qui e qui.
Sul Piano Rifiuti Regionale leggi qui e qui.

giovedì 6 ottobre 2011

30 giorni senza zucchero (prendendosela un po' comoda)

Avevo detto che avrei pensato a cosa fare di nuovo (o a cosa rinunciare) per 30 giorni (qui).
In realtà il periodo è un po' difficile: la scuola è iniziata a pieno ritmo (scuola nuova, classi nuove, tutto nuovo); l'orario settimanale è il peggiore che abbia mai avuto, mi taglia il fiato, sono già esausta; poi ci si mette anche la prima (e speriamo ultima) influenza dell'anno a togliermi energie e voglia di fare...
Insomma, anche scegliere cosa fare non è stato facile. Alla fine ho deciso: niente zucchero. Cioè, per trenta giorni non aggiungerò zucchero a bevande e alimenti, sostituendolo, quando possibile, con miele. Nei limiti del possibile, cercherò di evitare di acquistare e consumare alimenti con zucchero (un paio di strappi alla regola però li ho già fatti, ma da domani basta anche biscotti a colazione che, ora che ci penso, ho continuato tranquillamente a mangiare fino a oggi senza neanche pensarci...).
Qual è il senso di questa rinuncia? Lo zucchero è uno dei prodotti meno sostenibili e con il maggior impatto ambientale sia nella fase di coltivazione che di raffinazione, e ne consumiamo decisamente troppo (qui). Anche quello grezzo di canna, equosolidale, non è un'alternativa compatibile. Il miele invece è un prodotto naturale, a Km zero o quasi, peraltro anche ottimo come rimedio per il mal di gola e la tosse di questi giorni.
Insomma, non è un granchè, lo so, ma è comunque qualcosa. Una piccola sfida da cui anche la salute potrà trarre giovamento (spero).

domenica 2 ottobre 2011

Inizia il secondo anno di pesatura dei rifiuti: settembre

Nel mese di settembre io e la mia famiglia (tre persone) abbiamo prodotto la seguente quantità di rifiuti:

indifferenziato:  Kg.0,973
organico:     Kg. 4,477
carta:    Kg. 7,500
plastica:    Kg. 0,881
metallo:   Kg. 0,154
vetro:   Kg. 6,623

totale:   Kg. 20,611

Rispetto al mese di settembre 2010, durante il quale avevamo prodotto complessivamente Kg. 28,497, siamo a ben 8 chili in meno. Si tratta di un anno fa, ed eravamo all'inizio del percorso. C'erano in casa ancora molti flaconi in plastica da smaltire (Kg. 1,545 era il peso della plastica), l'organico era praticamente il doppio (Kg. 8,267), l'indifferenziato (Kg. 2,756) comprendeva lo smaltimento di una serie di confezioni di cosmetici scaduti accumulatisi nel tempo che ora non vengono neanche più acquistati. Insomma, un po' sarà un caso (la produzione oscilla di mese in mese), un po' siamo senz'altro migliorati.
Un buon obiettivo per i prossimi mesi può essere quello di continuare a mantenere l'indifferenziato sotto il chilo di peso (l'indifferenziato va in discarica o all'incenerimento, è la parte non riciclabile dei nostri rifiuti). E mantenere naturalmente alta l'attenzione alla plastica, un po' troppo pesante, per i miei gusti, in questo mese, e agli imballaggi in generale (ho già alcune idee in proposito).
Qualcuno in casa mi dice che dopo aver concluso un anno di pesatura non ha senso continuare l'esperimento. Non è così. Pesare aiuta a controllare, a non abbassare la guardia; aiuta a mantenere viva la consapevolezza che le cose hanno una vita prima e dopo il nostro secchio della spazzatura,  che esiste una responsabilità personale nello scegliere cosa comprare e cosa buttare via, e che il problema dello smaltimento dei rifiuti è sì un problema di gestione e politica generale, ma  anche e soprattutto un problema di scelte e comportamenti personali. Per cui, scusate se rompo, ma io continuo.

venerdì 30 settembre 2011

Malagrotta forever

Nel 1993 (leggi qui), durante la campagna elettorale al termine della quale Francesco Rutelli sarebbe stato eletto per la prima volta sindaco di Roma, così Legambiente presentava la questione-rifiuti a Roma:
Un grattacielo di rifiuti
Immaginate un palazzo che abbia per base la superficie equivalente di un campo di calcio e sia alto 160 metri: avrete il volume di rifiuti solidi urbani prodotti a Roma in un anno (circa 4 mila tonnellate al giorno, pari a 1,3 chili per abitante, per un totale annuo di oltre 1 milione e 300 mila tonnellate). La stragrande maggioranza di questi rifiuti viene convogliata in una sola discarica privata, quella di Malagrotta (...)
Malagrotta è la discarica più grande d'Italia e probabilmente d'Europa, ma potrà ricevere rifiuti ancora al massimo per cinque anni: come dire che le alternative dovrebbero essere già pronte, mentre si naviga, a tutt'oggi, nel buio più fitto.
A Roma l'unica forma significativa di raccolta differenziata riguarda il vetro: una raccolta che ha incontrato molto favore tra i cittadini (30.292 tonnellate di vetro raccolte separatamente  nel '91) nonostante l'impegno del comune e dell'Amnu sia stato molto ridotto. In tutto il territorio di Roma esistono poco meno di 4 mila campane per la raccolta del vetro (che viene poi inviato nell'impianto di Piegaro nei pressi di Perugia), e alcuni quartieri ne sono completamente sprovvisti, senza contare che lo svuotamento delle campane avviene troppo lentamente.
Decisamente singolare è il criterio seguito dall'Amnu per organizzare la raccolta differenziata delle pile: i contenitori sono collocati esclusivamente nelle scuole medie ed elementari, per cui chi non è studente o non ha figli in età scolare è "condannato" a gettare via le pile insieme a tutti gli altri rifiuti. All'anno zero, infine, sono a Roma la raccolta della plastica (sebbene nella provincia, a Pomezia, esista il più grande impianto per il riciclaggio dei contenitori in plastica per liquidi, in funzione dal novembre 1992) e della carta (affidata solo all'intraprendenza e al civismo di gruppi di volontari).

Aria di citta 4, Legambiente Il Manifesto, 1993, p,25 (grassetto mio).
I dati parlano ancora oggi di circa 4 mila tonnellate di rifiuti prodotti a Roma ogni giorno (qui il punto sulla situazione in un esaustivo dossier dal sito di Repubblica), di cui solo il 22/24% viene raccolto in forma differenziata e avviato al riciclaggio. La coincidenza di dati suona strana, ma contribuisce a rendere l'idea di un assoluto immobilismo e una totale mancanza di volontà di affrontare il problema. In diciotto anni sembra che nulla sia stato fatto. In particolare, alcuni nodi sono cruciali e molto significativi.
La chiusura di Malagrotta. Già nel 1998 si sarebbe dovuto procedere alla chiusura della discarica "più grande d'Europa". Da allora si sono succedute continue e regolarissime proroghe, fino alla più recente del 30 giugno 2011 firmata dal governatore della Regione Lazio Renata Polverini, che ne ha accompagnato l'annuncio con le seguenti parole: "[La proroga] sarà l'ultima. Non sarà possibile reiterarla". Va da sè che in questi giorni una ulteriore proroga è data praticamente per certa. Ma aspettiamo di vedere, prima di parlare... 
Le alternative a Malagrotta. Nel 1993, cinque anni prima della data della prevista chiusura della discarica, giustamente Legambiente lamentava il grave ritardo nell'elaborazione delle alternative. Oggi, a tre mesi dalla (presunta) chiusura prevista (per ora) il 31 dicembre 2011, direi che si naviga in un buio molto ma molto più fitto (per usare un moderato eufemismo) di quello descritto diciotto anni fa da Legambiente.
La raccolta differenziata. Nel 1993 a Roma esisteva solo una bozza di raccolta differenziata del vetro. Nel 1991 si erano raccolti, con solo 4.000 campane per la raccolta differenziata, 30.292 tonnellate di vetro. Nel 2009 si sono raccolte 49.903,6 tonnellate di vetro (Rapporto ISPRA 2011) con circa 16.500 cassonetti stradali per la raccolta multimateriale (qui i dati dell'Ama sui cassonetti). Il confronto fra i dati del '91 e quelli del 2009 per la raccolta del vetro è, francamente, imbarazzante. Per quanto riguarda la raccolta delle pile usate, il sistema è rimasto lo stesso, con l'aggravante che i raccoglitori nelle scuole sembrano generalmente inutilizzati da anni e, personalmente,  non sono ancora riuscita a capire se la raccolta delle pile a Roma viene fatta oppure no.
Insomma, a Roma la raccolta differenziata non è mai decollata, Malagrotta non è mai stata chiusa e lo smaltimento in discarica è stato sempre privilegiato e incentivato. Significative a questo proposito le parole di Manlio Cerroni, proprietario di Malagrotta e titolare della società Co.la.ri che la gestisce, in una recente lettera inviata al sindaco di Roma Gianni Alemanno: "In trent'anni Roma ha pagato per ogni tonnellata di rifiuti portata in discarica  almeno un terzo di quello che si pagava in Italia".
Oggi il quadro è ulteriormente aggravato da un dossier ISPRA sulla presenza di pericolosi inquinanti nel terreno e nelle falde di Malagrotta (qui), come da anni denunciato dai comitati locali nella colpevole indifferenza delle autorità, e da un'inchiesta aperta dalla procura di Roma per omicidio colposo sulla morte per tumore di quattro persone  (qui).
La nomina di un commissario straordinario per la chiusura di Malagrotta da parte del governo ai primi di settembre rientra invece nella normalità di questi anni e del nostro paese (vedi Napoli). Il prefetto Giuseppe Pecoraro dovrà, nel giro di tre mesi (entro 45 giorni dovrà scegliere i siti alternativi), risolvere la questione, dopo anni, mesi e giorni di immobilismo totale.
Immobilismo non tanto nella scelta di siti e impianti alternativi, che pure esiste (a tre mesi dalla chiusura non si sa nulla!), ma nell'avviamento di politiche di riduzione dei rifiuti e di aumento della raccolta differenziata e del riciclaggio dei materiali.

Oltre all'ottimo dossier di Repubblica, segnalo questo articolo dal Fatto Quotidiano e il sito del Comitato rifiuti zero Fiumicino per tutti gli aggiornamenti sul caso,  le iniziative di lotta e le proposte alternative.
In questo blog si possono leggere i miei post sull'argomento qui, qui e qui.

sabato 24 settembre 2011

Il composto sta bene

Oggi aggiornamento sulle condizioni del composto, quello nuovo (qui e qui).
Ieri sera ho aperto i due secchi per dare un'occhiata e una rimescolata dopo parecchie settimane. La prima cosa che ho notato è stato l'odore, quello tipico del terriccio fresco. E anche il colore, scuro, corposo. Certo, alcune parti, soprattutto i pezzetti di guscio d'uovo, sono ancora visibili, ci sono ancora alcuni grumi di materiale e il processo non è sicuramente concluso. Però questa non è più spazzatura. Questa è terra!

secchio n.1
i due secchi

Non è una novità (leggi qui), ma è sempre emozionante vederlo con i propri occhi, toccarlo con le proprie mani e sentirne l'odore con il proprio naso.
Anche i moscerini sono quasi scomparsi (ma non del tutto).
Come ho già detto (per esempio qui), proprio a causa dei moscerini ho smesso di aggiungere materiale nelle ultime settimane. Però ora ho intenzione di riprendere con uno dei due secchi, nel quale ho lasciato un fondo di composto, travasando il resto nell'altro secchio, dove spero il processo continuerà nei prossimi mesi.


il travaso del materiale
Certo, se non avessi avuto la possibilità di utilizzare le postazioni dell'Ama per la raccolta dell'organico nel mio quartiere (leggi qui), dovendo tenere i secchi dentro casa, avrei avuto molti più problemi a sbarazzarmi dei simpatici moscerini. Quello che è certo è che avrei trovato una soluzione (un balcone, basta un balcone, qualcuno mi presta un metro quadrato del suo balcone?) perchè, devo dire la verità, l'organico nell'indifferenziato non riesco proprio più a buttarlo, è più forte di me.
E, a proposito di problemi, quando uno dei due secchi ha cominciato a produrre liquido che non riuscivo ad assorbire, chissà perchè poi, per alcune settimane mi sono inventata questo, e ha funzionato!

venerdì 23 settembre 2011

30 giorni

Provare a fare qualcosa di nuovo. Per 30 giorni. Qualcosa che ci piace fare. Qualcosa che vogliamo fare. Oppure provare a fare a meno di qualcosa. Per 30 giorni. E vedere l'effetto che fa. 
Ispirata da questo video, comincio a pensarci per il prossimo mese di ottobre. Poi vi faccio sapere.
E voi? Cosa vi piacerebbe fare?

giovedì 22 settembre 2011

La geografia, il PIL e il discorso di Robert Kennedy

Oggi prima vera lezione di geografia dell'anno, nella nuova scuola, in una delle due nuove classi di V ginnasio che mi sono state assegnate.
Premessa dei ragazzi: noi la geografia l'anno scorso l'abbiamo studiata pochissimo, avremo fatto tre lezioni in tutto l'anno (sempre un po' così i ragazzi, direi... esagerati), noi di geografia non sappiamo niente! (in fondo il giorno prima una loro compagna dell'altra classe, dopo che avevo detto di portare geografia venerdì, aveva soltanto tenuto a sottolineare, con molta energia però, quanto la geografia fosse noiosa e, insomma, "perchè mai la dobbiamo studiare?").
Poi parlo io: va bene, ragazzi, non fa niente; vedremo nel corso dell'anno se ci sono argomenti da riprendere; intanto partiamo da qui. E soprattutto: quest'anno geografia cercheremo di studiarla, dedicandole almeno una delle tre ore settimanali che i tagli Gelmini (non ho detto proprio così, però) assegnano alla nuova disciplina "storia e geografia".
E dunque devo ammetterlo. Pur essendo un'insegnante di "latino e greco", a differenza di molti miei colleghi, a me insegnare geografia piace. Mi piace la possibilità di partire dall'osservazione della realtà. Mi piace la possibilità di poter stabilire collegamenti fra la disciplina e l'attualità (e lo so benissimo che ad esempio Paola Mastrocola e probabilmente altri considerano proprio questo una delle cause della rovina della scuola, ma non posso farci niente, sono fatta così). Oggi ho provato a parlare un po' di questo nell'impostare il lavoro dell'anno. E soprattutto ho insistito sul tema della complessità. Più che trovare risposte, ho detto, ci porremo domande. E cercheremo di capire che il mondo là fuori non è semplice, ma complesso, e che bisogna almeno essere consapevoli di questa complessità.
Poi abbiamo cominciato: cos'è lo "sviluppo", come si misura (un baratro di prospettive diverse si potrebbero aprire sull'argomento, per ora accenniamo soltanto, poi vedremo). Il PIL: cos'è, cosa misura... 
E dopo definizioni e spiegazioni ci provo. Proviamo a ragionare, a cambiare prospettiva. E leggo le parole, pronunciate più di trent'anni fa, da Robert Kennedy, agli studenti dell'università del Kansas:
"Oggi il nostro prodotto interno lordo ha superato gli 800 miliardi di dollari. Ma questo pil include l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalle carneficine. Include le serrature speciali per le nostre porte e le prigioni per chi cerca di forzarle. Include la distruzione delle sequoie e la perdita delle nostre meraviglie naturali. Include il napalm, le testate nucleari e i mezzi blindati usati dalla polizia per reprimere le rivolte nelle nostre città. Include i programmi della tv che esaltano la violenza per vendere più giocattoli ai nosri bambini. Il prodotto interno lordo, però, non include la salute dei nostri bambini, la qualità della loro istruzione o il piacere dei loro giochi. Non include la bellezza della nostra poesia o la forza dei nostri matrimoni, l'intelligenza del nostro dibattito politico o l'integrità dei nostri dipendenti pubblici. Non misura la nostra vivacità nè il nostro coraggio, la nostra saggezza o il nostro sapere, la nostra compassione o la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, tranne quello per cui vale la pena di vivere. E può dirci tutto sull'America, tranne perchè siamo orgogliosi di essere americani".
Robert Kennedy, università del Kansas, 18 marzo 1968 (da Internazionale, 11/17 giugno 2010, p.3)
Ecco, devo ammetterlo: studiare e insegnare geografia mi piace. E questo discorso che ho letto oggi in classe è uno dei motivi. Spero valga a qualcosa.